Creatività: quanto conta la formazione?

Creatività: quanto conta la formazione?

Creatività: quanto conta la formazione?

Che rapporto c’è tra creatività e formazione? Quanto possono influenzarsi e supportarsi a vicenda? Ne abbiamo parlato con Francesco Cirignotta, per la nostra rubrica Mestierando.

Sentiamo spesso parlare di quanto conti la formazione nel percorso di crescita imprenditoriale di un professionista. Ma vale anche per un mestiere come quello del Professionista della Bellezza in cui la creatività personale è fondamentale?

Che rapporto c’è tra creatività e formazione? Lo abbiamo chiesto a Francesco Cirignotta, ecco che cosa ci ha risposto.

“Durante la preparazione didattica di un confronto professionale, di una tavola rotonda, di per-corsi formativi, ho sempre sentito la responsabilità di comunicare il significato più coerente con il tema che veniva da me scelto o che mi veniva commissionato.
Essendo tutti noi tricoesteti curiosi, di certo non perdiamo occasione per leggere ed osservare pubblicità generiche o specifiche del nostro settore: vi sarete dunque accorti dell’abuso che si riscontra nel termine creatività.

Quando mi è stato chiesto un per-corso formativo sul tema “Creatività e Performance”, mi sono  impegnato nella ricerca e sviluppo del tema. Ultimata la giornata di formazione, dal questionario di verifica che abitualmente porgo agli intervenuti, ho dovuto constatare come l’aspettativa più diffusa fosse quella di veder realizzare da me “nuovi” tagli di capelli, piuttosto che individuare insieme le proprie potenzialità e sviluppare ognuno le proprie capacità creative, attraverso varie e diverse riflessioni.

Nonostante l’apparente insuccesso del momento, rimango convinto che alla base del nostro impegno lavorativo debba rimanere una solida conoscenza e cultura, una curiosità mai estinta per ciò che ogni altra disciplina del sapere può dare alla magia delle nostre mani.
L’idea di creatività come atteggiamento mentale proprio, ma non esclusivo, degli esseri umani nasce nel Novecento e in particolare i primi studi sul fenomeno risalgono agli anni ‘20: mentre in alcuni campi come la matematica la creatività sembra svilupparsi meglio in giovane età, in altri, come letteratura , musica,arti figurative, continua per tutto l’arco della vita.
L’atto di creare è stato a lungo percepito come attributo esclusivo della divinità: Catullo, Dante, Leonardo, infatti, non avrebbero mai definito sé stessi come dei creativi. Propri dell’uomo erano invenzioni, genio,e solo dal 1700 in avanti, progresso e innovazione.

La parola creatività entra nel lessico italiano solo negli anni ‘50.

Henri Poincarè nel 1929 definiva la creatività come capacità di unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.
La categoria di “nuovo” e “utile” radicano d’ora in avanti l’attività creativa nella società e nella storia. Il “nuovo” è relativo al periodo storico in cui viene concepito, l’ “utile” è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Nuovo e utile illustrano adeguatamente l’essenza dell’atto creativo, un superamento delle regole esistenti (il nuovo) che intuisca un’ulteriore regola condivisa (l’utile). Infine, le categorie di nuovo e utile ampliano la sfera delle attività creative a tutto l’agire umano a cui sia riconosciuta un’utilità economica , estetica, etica, e che sviluppi uno dei tre possibili gradi di novità: applicazione nuova di una regola esistente, estensione di una regola esistente a un campo nuovo, istituzione di una regola del tutto nuova.

Poiché si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze preliminari. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno di ordine e di successo (non economico), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione, autodisciplina.
La creatività è espressione tipicamente umana perché si fonda anche sul possesso di un linguaggio a volte astratto, fatto di parole,numeri,note musicali, e atto a compiere discriminazioni a volte molto sottili. Ma non è espressione esclusivamente umana. Molte specie di mammiferi,in particolare i primati, ed alcune specie di uccelli, hanno intuizioni creative che riescono anche a trasmettere alla prole.

Creare significa propriamente produrre qualcosa (oggetto, idea, struttura) che appaia ai più come nuova e originale.

Creare prevede un criterio di novità del prodotto realizzato e ciò implica anche un criterio di tradizione per confronto alla quale l’oggetto potrà o meno apparire originale.
Altro criterio nel giudizio di creatività di un prodotto, idea o altro è la sua fruibilità da parte di terzi. Solo ciò che risponde efficacemente ad un bisogno, fosse puramente estetico (creazione artistica) ottiene il riconoscimento di prodotto creativo.
Capacità relazionali e, in particolare, la capacità di accedere alle risorse, sono fattori che condizionano l’emergere e l’affermarsi della propria produzione creativa, altrimenti condannata all’anonimato delle buone intenzioni.

Molti tratti della personalità sono altrettanto importanti nel contribuire all’affermazione dei propri prodotti: socievolezza, perseveranza, indipendenza di giudizio, autorevolezza, assertività, capacità di leadership, doti di comunicazione. Si tratta di elementi che a vario titolo possono essere riconosciuti nelle biografie della personalità creative.

Tali qualità , però, non sembrano di per sé siano sufficienti: ha un suo peso il modo in cui una data società, e le comunità che la compongono, riconosce e premia l’eccellenza.
Non sempre, in effetti, la creatività è stata al centro dell’attenzione per quanto riguarda la comprensione dei processi che guidano l’innovazione ed il progresso.
In realtà il fare artistico è esso stesso un fare dominato dalla Tecnica: la capacità, cioè, di misurare e organizzare un materiale secondo un progetto. È l’esito del progetto che differisce nei due domini dell’arte e della tecnica: nell’una quello artistico ( il fare si esaurisce nel suo stesso farsi), nell’altro il prodotto deve possedere un suo preciso valore d’uso, che implica anche un valore di scambio non sempre presente nel fare artistico.
All’agire artistico viene attribuita una valenza di libertà, che è generalmente assente nell’agire tecnico, totalmente governato dal dovere di aderire a un progetto.Spesso la ricerca di un apprezzamento (una lecita emozione) nei confronti di un ospite passa attraverso l’osare e per molti osare significa creatività.

Creatività forse non dovrebbe significare sbalordire o eccedere ma elaborare, intuire, unire elementi come in una ragnatela e scegliere solo ciò che serve.

Creatività intesa come creare attivamente, capacità di elaborare il pensiero traducendolo in pratica, come capacità di inventare il nuovo.
La creatività è la somma coerente delle proprie esperienze, delle proprie origini, della curiosità, dell’intuito e delle proprie competenze. E’ un’evoluzione, un’elaborazione del proprio sapere, sia esso teorico – tecnico – pratico che istintuale. L’individuo più è informato e formato più è in grado di elaborare capacità creative.

Come si può notare sono passato dal termine creatività a quello di capacità creativa.

Nel mestiere di tricoesteta gli elementi da richiamare in gioco sono tanti; il contatto con i nostri ospiti ci impone di essere edotti su: biologia, fisiologia, tricologia, tecniche, stile, comunicazione, desideri latenti, conoscenze storiche del mestiere, conoscenze socio economiche, valore dei servizi e tanto altro.

L’insieme di tutto ciò ci permette di capire che la creatività ha e deve avere una funzione fondamentale: quella di soddisfare i nostri ospiti.

La capacità di inglobare informazioni provenienti da più parti e di effettuare analisi ci permette di sfruttare al meglio le nostre potenzialità incanalandole nella giusta direzione.
Un bellissimo esempio di capacità creativa è quello del grande maestro francese Marcel il quale inventò nel 1897 il Ferro Marcel, strumento per creare onde e riccioli nei capelli. Lui intuì che poteva utilizzare,come già accadeva in passato sulle parrucche, il principio del calore per modificare i ponti cistinici del capello.
Proviamo a riflettere su quanti elementi dovette tenere in considerazione per elaborare il suo strumento: la conoscenza dei capelli, la loro fisiologia e biologia, la percezione dello stile che si andava affermando, il desiderio femminile di innovazione, la conoscenza del sistema socio-economico del momento, delle capacità tecniche dei propri colleghi dell’epoca, dell’ergonometria dell’oggetto (quanti e quali muscoli della mano erano chiamati in causa per l’utilizzo dello strumento), l’emozione esperienziale che suscitava nel creare le sue acconciature.
Dovette inoltre tener conto del fatto che il ferro è un conduttore di calore e che ha dei tempi di raffreddamento non troppo rapidi, creando quindi uno scaldino per tenere in temperatura lo strumento: veramente creativa è stata la sua capacità di mettere insieme tutti questi elementi, necessari a dare forma materiale alla propria idea.

Questo può spiegare l’intuizione e la capacità creativa, ma cos’è che fa scattare la scintilla del pensiero? Forse l’ispirazione, la quale è un istante che col passare del tempo prende corpo e forma nel nostro immaginario, il movente dell’intuizione che si trasforma in capacità creativa..

La creatività è un linguaggio emozionale: può esprimere e soddisfare le esigenze di chi desidera manifestare la propria identità di stile o semplicemente uno stato d’animo.
E’ un filo invisibile che si lega all’emozione.”

Beauty in the City

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Laureata in Lingue e Letterature straniere, esperta di PR e Comunicazione. Gestisce l'Ufficio Stampa e Relazioni esterne di molte realtà aziendali, nazionali e internazionali.

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