Il barbi tonsore: La figura del barbiere nella antica Roma.

Il barbi tonsore: La figura del barbiere nella antica Roma.

Il tonsore

Nell’antica Roma il barbi  tonsore  era colui che svolgeva le funzioni sia di barbiere, per il taglio della barba, che di parrucchiere per le acconciature dei capelli.

ORGANIZZAZIONE DELLE BOTTEGHE:

La bottega era così organizzata: appoggiate alle pareti giravano delle panche dove siedono i clienti in attesa del loro turno, alle pareti erano appesi degli specchi nei quali i passanti potevano specchiarsi e controllare la loro acconciatura, ed in centro uno sgabello su cui siede il cliente da riordinare coperto da una salvietta, grande o piccola, oppure da un (involucrum), un camice, attorno si affannano il tonsore e i suoi aiutanti (circitores).

Il taglio e la piega erano in genere dettati dall’imperatore in carica, da Traiano in poi, almeno così come risulta dalla monete, fatta eccezione per Nerone che dedicava particolare attenzione alla chioma, in genere seguivano quella dell’imperatore Augusto che non amava perdere troppo tempo ad acconciarsi con capelli troppo lunghi o riccioluti.

GI STRUMENTI DEL TONSORE

All’inizio del II secolo  i romani si accontentavano di una sistematina a base di qualche colpo di forbice (forfex) che di solito aveva delle lame unite da un perno al centro con degli anelli alla base, non molto efficiente per un taglio uniforme, a giudicare dalle scalette che sfregiavano la capigliatura così come nota Orazio prendendo in giro se stesso:

(LA)
« Si curatus inaequali tonsore capillos Occurri, rides  »
(IT)
« Se mi è capitato di avere acconciati i capelli a scaletta da un barbiere, tu te la ridi… »

Per evitare questo rischio i più ricercati preferiscono farsi arricciare i capelli come faceva Adriano e suo figlio Lucio Cesare e il figlio di questi Lucio Vero che sono rappresentati nelle loro effigi con capelli inanellati da abili tonsores che si servivano alla bisogna di un ferro (calamistrum) scaldato al fuoco. La moda divenne prevalente tra i giovani e purtroppo anche tra uomini anziani che volevano servirsi dei riccioli per nascondere la pelata ma, come li sferza Marziale, bastava un colpo di vento per far riapparire «…il cranio nudo tutto circondato da filacce di nuvoli ai suoi lati…Ah se tu vedessi la miseria assoluta di una calvizie capelluta!»

L’operazione di rasatura delle barbe era fatta solo con acqua e rasoi in bronzo e affilata con le pietre, (questi rasoi erano chiamati “novaculae”) o per mezzo di depilazione con cera d’api e pinzette. Oltre di tagliare i capelli, i barbieri praticavano massaggi nella testa e facevano ai suoi clienti alcuni servizi di manicure e pedicure, e utilizzato anche per profumare i capelli con oli e profumi.

Tra le cure del barbiere la prima era quella di curare o radere le barbe portate abitualmente dai romani sull’uso greco sino agli ultimi tempi della Repubblica quando,  Secondo Plinio il Vecchio, il primo romano importante che fu visto con i suoi viso rasato e pulito fu il generale e console Scipio l’Africano. (185 a.C. – 129 a.C.). Cesare, Augusto, considerano una trascuratezza non avere il volto ben rasato ogni giorno.

IL RITO DEL TAGLIO DELLA PRIMA BARBA : depositio barbae

Il taglio della prima barba era presso i romani un vero e proprio solenne rito (depositio barbae) di iniziazione del passaggio dall’adolescenza alla giovinezza. La lanugo appena tagliata veniva conservata in una pisside, d’oro per i più ricchi come Trimalcione, di altri materiali per i meno abbienti,e offerta agli dei.

All’obbligo sociale di radersi potevano sottrarsi solo i filosofi e i soldati; anche gli schiavi erano costretti dal loro padrone di farsi radere da un tonsor, pubblico o più economicamente da un servo della casa. Certo è che nessuno si radeva da solo: curiosamente si sono trovati molti rasoi risalente all’età preistorica o etrusca ma quasi nessuno dell’età romana: questo perché mentre quelli più antichi erano in bronzo e si sono conservati quelli romani erano in ferro e sono stati consumati dalla ruggine.

Questi rasoi in ferro, benché ci si sforzasse di affilarli il più possibile, venivano poi usati sulla pelle nuda del malcapitato senza alcun uso di sapone o altri unguenti: tutt’al più si spruzzava il viso da radere con dell’acqua.[14] Rari erano i barbieri che non sfregiassero regolarmente i loro clienti tanto da essere celebrati dai poeti che come Marziale celebrano con un epitaffio[15] il famoso tonsor Pantagato ormai defunto:

«…Per umana e leggera tu gli sia

Terra, e lo devi, più leggera

della sua mano d’artista non sarai»

nella Roma imperiale la rasatura equivaleva ad un vero rito, forse un po’ pericoloso e cruento, ma sempre di rito si tratta.

L’importanza di questa pratica era tale da costituire il passaggio dall’adolescenza all’età adulta tanto che la prima barba veniva conservata e offerta in sacrificio sull’altare degli dei.

LE BOTTEGHE : LUOGO DI OZIO O DI SOCIALITA’?

Nel II secolo d.C. l’esigenza per i più raffinati di recarsi più volte al giorno dal barbiere fa sì che le loro botteghe diventino luogo d’incontro per oziosi, secondo alcuni:

(LA)
« Hos tu otiosos vocas inter pectinem speculumque  »
(IT)
« Chiamali oziosi questi tra il pettine e lo specchio »

secondo altri invece la moltitudine che s’incontra nella tonstrina dall’alba sino all’ora ottava ne fa un luogo d’incontro, di pettegolezzi, di scambio di notizie, un vero variegato salotto di varia umanità, tanto che diversi pittori dal secolo di Augusto in poi ne fanno oggetto dei loro quadri come già avevano fatto gli Alessandrini.

Per questo loro indefessa attività rimuneratrice sempre più richiesta, diversi tonsores si arricchirono e divennero rispettabili cavalieri o proprietari terrieri come Marziale nei suoi Epigrammi o Giovenale nelle sue Satire spesso riferiscono ironizzando sugli ex-barbieri arricchiti.

Elena Amato

Multitasking, eclettica, anticonformista. Ecco in tre parole chi è Elena Amato.

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