Il Futuro? Oggi più che mai è Impegno

Il Futuro? Oggi più che mai è Impegno

Il Futuro? Oggi più che mai è Impegno

Ma cosa è successo? Il mondo così come eravamo abituati a conoscerlo, percepirlo, viverlo si è improvvisamente fermato. Il nostro quotidiano non dipende più da noi e l’unica certezza sul futuro è la sua incertezza. Paradosso? No, la fotografia della situazione attuale. Abbiamo provato ad analizzarla con Francesco Cirignotta. 

“Ricordo bene quando studiavo a scuola, ci si soffermava non più che il tempo necessario della lettura della pagina di storia che trattava la prima guerra mondiale, e la pandemia era a latere.

Ricordo la peste in Milano, ma I Promessi Sposi o la peste nera risultavano più “ interessanti”,  e qui ci si soffermava, perché è grazie alla peste che vi fu un salto di qualità nel mondo di quella che sarà nei secoli a venire la nuova sanità.

Si, dopo e solo dopo nacque il concetto di sanità così come lo conosciamo oggi. 

Ecco! Le cose buone nascono solo dopo i drammi. 

Sono più di tre mesi che si è fatta amicizia non gradita con il sig. Covid 19. Lui è invisibile, ma i suoi effetti li viviamo quotidianamente nella perdita degli affetti e nella perdita della libertà.

Negi ultimi 40 anni ho sentito parlare e ho visto morti che si chiamavano: LA SPAZIALE, AIDS, EBOLA, MUCCAPAZZA, SARS, GUERRE CHIMICHE, TERREMOTI, TSUNAMI, INONDAZIONI, ATTACCHI TERRORISTICI, ATTENTATI MAFIOSI, CRISI FINANZIARIE E CRISI DEL’ECONOMIA REALE.

Si è vissuta la straordinaria pagina degli anni 60’ come boom economico.
Si sono vissute, nonostante tutto ciò, all’insegna di grande sviluppo, innovative scoperte sia scientifiche che di altro ordine.
La comunicazione è cambiata profondamente sia nei contenuti che negli strumenti.
L’internet, il web e via via tutto ciò che dall’era delle macchine a vapore ci ha portato in quella della comunicazione digitale passando per il periodo dell’analogico.

Vapore, Meccanica, Analogico e Digitale hanno in comune l’aver conosciuto il loro medioevo.

Oggi credo che siamo dentro il nostro medioevo, l’era che ha cambiato la vita alla vita.

Scoperte, arte, artigianato, tecnologia si sono paventate come non mai al servizio di tutti, anche se molte e molte scoperte, intuizioni o studi risalgono a secoli precedenti.
Con attenzione, certezza di sofferenza diretta o indiretta, con desiderio, con egocentrismo, con lealtà o visione per il futuro, per convenienza, per generosità, per credo…..per qualunque sia la motivazione personale, credo più di sempre che la parola FUTURO ( che amo profondamente), sarà finalmente l’indicazione della strada che tutti ci accingeremo a percorrere.

Si , ma futuro è solo una parola che indica un verso , un senso.

Credo che il futuro prossimo vedrà le contrapposizioni dei globalisti e dei nazionalisti. Credo che la globalizzazione abbia segnato il passo e debba rivedere la sua filosofia, mentre i nazionalisti debbano rivedere il significato in una nuova chiave , perché quella precedente ha causato dolori a tutti.

Essere interconnessi e interdipendenti forse andrà rimodulato, interconnessi senza un ordine di controllo che si sta stagliando essere quasi inevitabile in nome del COVID-19. Essere interdipendenti meno per ridare forza ai valori nazionali e non solo al valore del costo. Utopia?? Vedremo, io ambisco ad un periodo di ILLUMANESIMENTO ( fusione tra i valori alti dell’illuminismo, umanesimo e rinascimento).

Siamo nel nostro Medioevo e da qui partirà il miglioramento delle società nuovamente civili.

Un mio amico, Luca Giubilei mi racconta:

Un giorno mio papà disse che aveva sempre fatto il babbo e che non sapeva se fosse capace a fare il nonno…. Aveva paura di sovrapporsi. La mia risposta fu che solo se io avessi fatto il babbo gli avrei permesso di fare il nonno…Credo che questo rispecchi molto quello che dovremo fare con le future generazioni: educarli nei valori e negli scopi…Le regole le faranno loro al bisogno.

Niente di più corretto.

Dopo, perché vi sarà il post covid 19, ci accorgeremo che siamo riusciti a rallentare, a guardare in faccia la vita nostra e a dare significato a ciò che si fa e al come lo si esegue.

Mi immagino la ripresa, tutti a riprenderci ciò che era, noi a sistemare il decoro sociale, ( tagliare capelli , barbe, a creare nuovi colori etc…), ma solo dopo qualche giorno o settimana ci renderemo conto di che cosa stiamo vivendo e, ops!, rallenteremo ricordandoci che l’essenziale lo abbiamo riacciuffato.

Approfitteremo per migliorare i nostri servizi e diverremo più esigenti, ma se ognuno farà bene il proprio dovere la catena sarà leggera. Diversamente, il peso per alcuni sarà enorme e chi si approfitta o chi crede di meritare di più non farà altro che generare un nuovo corto circuito.

Le uniche situazioni veramente democratiche che ho conosciuto in 55 anni di vita sono date sempre dalle disgrazie, queste non hanno preferenze di caste, di età in generale, di luoghi, di provenienze, di ricchezze, di cultura, di atteggiamenti: le sfighe valgono in egual misura e democraticamente per tutti.

La differenza che ho potuto constatare è che se qualcuno della filiera della collaborazione sociale non ha fatto il suo dovere con responsabilità, bene questo ha falsato il concetto di democrazia, ossia avere la stessa opportunità di farcela, e non parlo di risultati ma di punto di partenza.

Ma cosa sta succedendo? Siamo sempre impreparati per le catastrofi, certo, siamo sempre meno consapevoli che il mondo in cui si vive è frutto di impegno e di fatica, siamo sempre meno capaci di immaginare nuovi futuri ripartendo dall’individuo come valore e non come consumatore, siamo incapaci di dire, non comperi questo, non le serve.

Perdonatemi se sono blasfemo, ma se non sbaglio per rifondare una società inclusiva, forse serve ancora l’uomo in quanto essere. Serve sì il bisogno da soddisfare, ma serve far sì che lo stesso possa desiderare per coglierne il piacere, il significato e l’utilità.

Il dio danaro non era un Dio, lo abbiamo eletto noi in nome e per conto dello scambio con la nostra prigionia e apatia del vivere, un’apatia paradossalmente fatta da movimento senza costrutto, fatta da inaridimento dei sentimenti, fatta da aperitivi come sospensione e non sempre come scambi. Un’apatia fatta dal premio da conquistare e non dal valore da creare.

Tantissime situazioni straordinarie sono state realizzate, adesso che abbiamo rallentato, vorrei che a ripartenza non dimenticassimo che gli altri per gli altri siamo noi.”

Beauty in the City

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